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IL VOLONTARIO A.V.O.
Queste norme di comportamento si rifanno a:
– Statuto della FederAVO
– Regolamento dell’AVO di Padova
– Delibera ufficiale dell’ULSS 21 del 1981
– Art. 14 del D.L. 502/92
Per rispettare l’impegno che si è assunto con il malato – di cui l’AVO si fa garante presso le Istituzioni socio-sanitarie e nei confronti della comunità – il volontario DEVE SAPERE:
- – COMUNICARE con chi soffre
Il comportamento (da ricordare che l’80% dei messaggi comunicativi è non verbale!)
1. L’abbigliamento. Bisogna presentarsi con il camice sempre pulito e abbottonato, con il distintivo appuntato al taschino, con abiti sobri e scarpe pratiche, senza gioielli vistosi e profumi intensi.
È opportuno lavarsi di frequente le mani e tenere a disposizione guanti monouso.
2. L’approccio. Si deve entrare nelle stanze con calma, in modo sereno e discreto; il saluto deve essere cordiale (e rivolto a tutti i presenti), l’avvicinamento deve rispettare la distanza che pazienti e familiari mostrano preferire.
3. Il tono della voce e la gestualità vanno adeguati al contesto e alle condizioni del malato.
4. Base fondamentale per il dialogo è la capacità di ascolto. L’ascolto non è un comportamento passivo: è attenzione ai bisogni che possono essere espressi anche attraverso il silenzia o il rifiuto da parte del malato.
5. Il rispetto della privacy. Al volontario non compete conoscere la patologia del paziente né cercare informazioni sulle terapie né indagare sull’esito di esami o interventi: in caso ne venisse a conoscenza è tenuto al segreto professionale.
6. Le richieste di informazioni. Le notizie che riguardano i Servizi presenti in reparto, in Ospedale o nel territorio vanno verificate (anche ricorrendo all’ACCOGLIENZA AVO) e comunicate tempestivamente. In ogni caso il volontario deve evitare di esprimere valutazioni sull’operato di medici e infermieri.
7. Le segnalazioni di eventuali carenze igieniche o assistenziali devono essere comunicate al Responsabile di Gruppo AVO che, a sua volta, le presenterà al caposala o all’URP.
- – RELAZIONARSI con i malati e i familiari
Ogni relazione risponde a un reciproco bisogno di contatto umano, ma, per essere efficace, la relazione di aiuto deve essere improntata a:
- Condivisione del punto di vista dell’altro (= empatia), in modo da capire i suoi problemi e i suoi bisogni. Il soggetto principale (interesse e meta della relazione) è il malato.
- Capacità di comprendere le emozioni (paura, ansia, angoscia…), gli stati d’animo (solitudine, insicurezza, depressione…) e le reticenze del malato oppure del familiare che lo assiste e che è emotivamente coinvolto. Il volontario deve usare la propria esperienza, intelligenza e sensibilità per evitare situazioni di imbarazzo e deve impiegare tutto il tempo necessario per non fraintendere i messaggi che riguardano la sfera psicologica.
- Rispetto. Soprattutto chi ha bisogno di aiuto ha diritto a essere rispettato nella propria cultura, nelle proprie convinzioni religiose e politiche e nella propria dignità umana. Tutelare questi diritti è compito anche, e soprattutto, del volontario.
- Disponibilità ad aiutare concretamente il paziente (aiuto ai pasti, alla deambulazione, per piccole spese…) e la sua famiglia (indirizzi utili, orari dei trasporti…).
- Impegno ad attivare tutte le risorse del malato e del loro familiare, in modo che possano affrontare il più autonomamente possibile l’esperienza critica della malattia.
- – COLLABORARE con tutti i soggetti coinvolti nell’assistenza
La prima persona con cui un aspirante volontario si trova a collaborare è il Tutor che ha l’incarico di accompagnarlo durante la fase di formazione pratica. Superato il tirocinio, il volontario si trova a collaborare con:
- Il gruppo di volontari che – guidato da un Responsabile – agisce all’interno del reparto in modo coordinato (utilizzando un diario di Reparto per le comunicazioni quotidiane) e quanto più possibile uniformato (grazie alle riunioni mensili di gruppo). Il gruppo è l’ambito privilegiato per manifestare aspettative, dubbi difficoltà, delusioni: al suo interno il volontario trova rassicurazione, consigli, sostegno.
- Gli operatori sanitari. Rispetto al personale medico e paramedico il ruolo del volontario è di integrazione e in nessun modo di sostituzione. Professionalità, competenze, responsabilità, copertura assicurativa, sono distinti e diversi.
- Il corpo associativo. Una progressiva integrazione nell’Associazione è possibile se il volontario si tiene informato sui programmi di Formazione Permanente, di Animazione (gite e feste) e di intervento operativo, che i vertici associativi realizzano. La partecipazione alle iniziative e alle Assemblee (per il Centro e generali) è indispensabile per socializzare, aggiornarsi e maturare un convinto spirito di appartenenza.
- – ESSERE COERENTE con le proprie scelte
Per rispettare gli impegni che il volontario ha preso con l’ammalato e per non danneggiare il servizio che l’AVO intende garantire, bisogna:
- Rispettare l’orario di servizio che, per Statuto, è di tre ore continuative alla settimana.
Il giorno viene concordato nelle riunioni mensili del gruppo e pertanto il volontario si impegna anche con gli altri volontari di Reparto.
La presenza è attestata dalla firma che certifica su un apposito Registro di Reparto inizio e fine del servizio.
- Essere sempre presenti in Reparto durante il turno. Eventuali temporanei allontanamenti sono giustificabili sono per esigenze dei malati.
- Segnalare nell’Agenda di Reparto, alla fine del turno, i casi di pazienti in condizioni di particolare solitudine o difficoltà. Poiché ogni volontario, ad inizio turno, è tenuto a leggere le note sull’agenda, questo consente una costante informazione sulla vita del Reparto e un efficace coordinamento dell’assistenza.
- Informare tempestivamente il Responsabile di Gruppo se ci si trova di fronte a situazioni di preoccupante disagio o a malati molto gravi e bisognosi di assistenza prolungata. Spetta infatti al Responsabile, di fronte a problematiche relazionali complesse (siano esse familiari o ambientali) o a casi di particolare complessità, decidere interventi di emergenza straordinari, e coinvolgere gli altri volontari.
- Concordare con i caposala la richiesta di Kit (per l’abbigliamento o per l’igiene personale), di tute e di indumenti per i bambini. La domanda deve essere inoltrata – mediante apposito modulo – agli Uffici di ACCOGLIENZA – AVO.
- Promuovere e praticare un rapporto collaborativi nei confronti del personale ospedaliero, evitando nel modo più assoluto di chiedere consigli o favori personali.
IL VOLONTARIO DEVE RICORDARE
La coerenza e la costanza nell’azione volontaria non si basano sull’auto-gratificazione (la riconoscenza del malato non è dovuta) nascono:
- Dalla consapevolezza e dall’approfondimento delle motivazioni di base,
- Dal bisogno di migliorare continuamente l’aiuto offerto,
- Dalla convinta condivisione delle scelte associative.

